Capelli

Recensione #02. SPLEND’OR ✿ Balsamo addolcente al cocco

(📷 Insta post)

Sul filone tropicale ( 🙂 ) dei post precedenti, passo a recensire un prodotto con INCI cosiddetto “accettabile” e consigliato da molte blogger nella delicata (e confusionaria) fase del passaggio all’ecobio. Mi riferisco al balsamo al cocco della marca Splend’Or, di cui avrete probabilmente già letto e di cui voglio comunque parlare dato che la mia voce si discosta abbastanza dal coro.

Vi spiego il perché.

splendor-balsamo-cocco

L’azienda produttrice ✿ La Mirato SPA ha sede a Landiona, in provincia di Novara, dove è stata fondata negli anni ’60. Splend’Or è stato il primo marchio prodotto, a cui si sono affiancati negli anni Malizia, Intesa, Clinians e Geomar. La filosofia aziendale non parte da presupposti ecobio. Tuttavia, alcuni prodotti, penso alle nuove maschere viso Geomar (vantano un INCI al di derivazione al 95% naturale), rappresentano l’eccezione.

Descrizione del prodotto ✿ “Il balsamo Spend’Or addolcente al cocco, grazie all’olio naturale di cocco presente nella sua formula, aiuta a districare dolcemente i capelli lunghi e ribelli, senza sfibrarli ed appesantirli. Dopo ogni utilizzo migliorerà la pettinabilità e restituirà ai tuoi capelli la loro naturale morbidezza. Il suo gradevole profumo ti sorprenderà”.

INCI  Aqua, Stearyl Alcohol, Cetyl Alcohol, Cocos Nucifera Oil, Achillea Millefolium, Tilia Tomentosa Extract, Chamomilla Recutita Extract, Althea Officinalis Extract, Malva Sylvestris Extract, Propylene Glycol, Triethylene Glycol, Cetrimonium Chloride, Citric Acid, Magnesium Nitrate, Magnesium Chloride, Parfum, Coumarin, Hexyl Cinnamal, Benzyl alcohol, Methylchloroisothiazolinone, Methylisothiazolinone.

(Fonti di riferimento sulla natura degli ingredienti: BIODIZIONARIO, BIOTIFUL INCI ANALYZER)

Aspetto ✿ Balsamo dalla consistenza piuttosto liquida, di colore bianco e dall’odore di cocco abbastanza intenso, ma artificiale e poco persistente sui capelli.

Confezione ✿ Bottiglia di plastica bianca non trasparente, dalla capacità di 300 ml. Il tappo, anch’esso di plastica, è giallo e di tipo flip top.

PAO ✿ 12 mesi.

Acquistato da ✿ Acqua & Sapone, ma si trova con facilità anche nei supermercati. 

Prezzo ✿ Molto conveniente. € 1,50 circa.

Cosa ne penso ✿ Purtroppo non mi sono trovata affatto bene con questo balsamo, acquistato persuasa dalle tante recensioni positive trovate sul web. Tutte inneggiavano al suo potere districante, la capacità di ammorbidire e nutrire il capello ed io, ritrovandomi con una chioma folta, lunga, riccia e crespa, ho pensato potesse soddisfarmi a mia volta.

L’INCI “accettabile” (o presunto tale. Imparando più cose sulla natura degli ingredienti, mi sono resa conto che quell’aggettivo era piuttosto opinabile), il prezzo conveniente, il fatto che fosse al cocco (fragranza che, avrete ormai capito, amo) e la reperibilità immediata mi hanno spinto definitivamente all’acquisto.

Avevo deciso di passare all’ecobio, mi muovevo ancora a tentoni e non sapevo bene da dove cominciare con gli e-commerce del settore, le marche eco-certificate, i loro mille prodotti, per cui ho pensato di tamponare inizialmente con un prodotto da supermercato, nell’attesa di informarmi meglio sui balsami verdi e prendere una decisione finale in merito all’uno o all’altro.

La linea Splend’Or era in offerta quel giorno in negozio, ad un euro, e credendo mi sarei trovata bene con il balsamo addolcente, ho comprato due flaconi. Perché avrei dovuto trovarmi male in fondo, se prometteva di domare le chiome ribelli e conferire loro morbidezza e pettinabilità?

Ebbene, ho peccato di ottimismo.

Ero entusiasta all’idea di districare i capelli con un prodotto finalmente privo di parabeni e siliconi, ma il risultato non è stato quello auspicato.

Avendo letto che c’è bisogno di un certo periodo di tempo affinché i siliconi scompaiano dai capelli e che in questa fase transitoria, la chioma può reagire piuttosto male, trovandosi via via sempre più priva dello strato filmante che la rendeva lucida e apparentemente nutrita, non ho comunque desistito dopo il primo, fallimentare esperimento.

Mi dicevo cioè che la situazione sarebbe migliorata. Finito però il primo flacone e arrivata quasi a metà del secondo, ho dovuto dire basta.

Qui non c’entrava più la storia della transizione. Al sesto lavaggio ormai, qualche cambiamento in meglio avrei dovuto iniziare a vederlo, anziché lottare contro capelli senza definizione, sfibrati e indisciplinati anche più di prima.

Perché il punto è precisamente questo.

A me questo particolare balsamo, oltre a non districarli minimamente, lasciava anche secchissimi i capelli. Veramente orribili al tatto.

Pur lasciandolo pazientemente in posa (mai meno di cinque minuti), non riuscivo ad infilare in quella massa annodata la (simil) Tangle Teezer, una spazzola studiata appositamente per pettinare, senza spezzare, i ricci. I dentini non scalfivano né tanto meno ordinavano quel malloppo di cheratina informe. Nonostante partissi dalle punte, come sempre e come è obbligatorio fare con capelli come i miei. Alle radici si arriva gradualmente.

E dire che non lesinavo nemmeno sulla quantità di balsamo. La formulazione dello Splend’Or è, infatti, tutt’altro che concentrata. Ma non mi sarebbe nemmeno importato di usare mezzo flacone alla volta, avessi ottenuto un qualche risultato.

Macché.

Per raccapezzarci qualcosa, ho dovuto recuperare, dimenticata da secoli in un cassetto, una spazzola di plastica di quelle pessime. La classifica spezza-capelli, visto come anche il meno aggressivo pettine di legno a denti larghi avesse fallito.

Non vi dico il dolore (nemmeno quando mia madre mi spazzolava i capelli da piccola, sentivo tirare così), il quintale di capelli che finiva puntualmente nella pattumiera, divelti praticamente dalla cute, per ritrovarmi comunque con punte stoppacciose e aride dopo il risciacquo e, paradosso del paradosso, con dei nodi che si ricreavano istantaneamente. Applicando i prodotti per lo styling, infatti, dovevo fare attenzione a districare nuovamente le lunghezze con le mani. Una cosa mai vista.

Studiando l’INCI con il senno di poi, ho capito che la mancata capacità districante è dovuta al fatto che il condizionante non si trova tra la prime tre o cinque posizioni, bensì in d-o-d-i-c-e-s-i-m-a. Sembra una barzelletta, ma non lo è. Ancora di meno se vi dico che il cetrimonium chloride, un filmante, cuore della formulazione di un balsamo straconsigliato e definito “ottimo per il passaggio all’ecobio”, è in realtà indicato in rosso (e giustamente) nel biodizionario. Bah!

Riguardo la mancata capacità di ammorbidire i capelli invece, non sono riuscita a darmi una spiegazione vera e propria, nel senso che non si può dire che questo tipo di Splend’Or difetti di emollienti. L’olio di cocco è poi in quarta posizione, i due alcool presenti in maggiore quantità (stearyl e cetyl), somiglianza nel nome a parte, non hanno nulla a che vedere con quello etilico che sì seccherebbe i capelli, ma che qui non è comunque presente… 

Tirando le somme…

Prodotto TOP o FLOP?

Floppissimo.

Lo ricomprerei?

Assolutamente no, per quanto appena detto, ma anche per l’impatto che hanno sull’ambiente il resto degli ingredienti rossi (io guardo al bio da un punto di vista cosmetico – fa bene ai miei capelli? fa male alla mia pelle? – ma anche, e non capisco come si possa fare altrimenti, con un occhio alla natura e al mondo in cui viviamo). Parlo del propylene glycol (un petrolato schifido) e i due conservanti di origine sintetica (methylchloroisothiazolinone e methylisothiazolinone) “fantastici” cessori di formaldeide.

Date le alternative ecobio che ci sono (per tutte le tasche, basta solo informarsi un po’ ed entrare nell’ottica dell’acquisto online, per chi non ha una bioprofumeria nelle vicinanze), perché non propendere per quelle? 

Come riciclarlovi suggerisco il co-wash!

-Dani 🍂💋🍁

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12 thoughts on “Recensione #02. SPLEND’OR ✿ Balsamo addolcente al cocco

    1. Assolutamente! Le recensioni riguardo un prodotto non sono mai (oggettivamente) giuste o sbagliate, visto come tutto dipende da che tipo di capelli, pelle, unghie ecc. uno ha! 🙂 Io ho scorte di shampoo di Biofficina Toscana, invece. Un salasso ogni volta ma mi ci trovo veramente benissimo.

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      1. Sì, ti capisco perfettamente. Quello che ho capito ormai perfettamente, buttando soldi qua e là 😑, è che conviene farsi un’idea su un prodotto in base alle recensioni di chi ha caratteristiche fisiche simili alle nostre. Il margine d’errore rimane, ma almeno le probabilità di coglierci sono meno azzardate. Cioè, per me che ho i capelli ricci, crespi ecc, che senso avrebbe comprare un balsamo lodato da chi ha i capelli grassi e lisci? La speranza di trovarmici bene è zero.

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    1. Hahaha, ne sai una più del diavolo! 😉 Per quanto sia una cifra irrisoria, hai fatto benissimo a non spenderla e puntare su balsami più validi. Io ti posso soltanto dire che da quest’esperienza ho imparato a dare il giusto peso alle recensioni altrui e non prendere più niente per olio colato. Soprattutto se chi recensisce ha un tipo di capelli o pelle diverso dal mio. Mi faccio un’idea generale, OK, ma poi mi regolo in base a fattori diciamo più personali…

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      1. L’INCI è tutto fuorché perfetto! E sull’accettabile pure avrei delle remore. Fortunatamente è un prodotto da risciacquo, quindi lo si tiene poco in testa.

        Guarda, a me Carlita mi è diventata ormai indifferente. L’80% dei sui video è inutile, per quanto ciò sia vero anche per moltissime altre YouTuber che hanno iniziato con quasi il timore di mostrarsi in pubblico, curando di contro e al meglio i contenuti, per diventare poi fenomeni da baraccone che danno soltanto fiato alla bocca. Senza contare che non la considero nemmeno questa grande guru del bio. Semplicemente, scopiazzando qua e là, ha iniziato a elargire informazioni riguardo tale tema. Di certo, chi si strappa i capelli per lei o fa 800 km per andarla a vedere, tanto bene non sta. E poi è una truzza unica, rozza, senza classe né stile. Ma ‘ndo vai?!

        Un po’ come Clio che, per me, è ben lontana da essere una vera MUA. Fa dei trucchi ridicoli, con zero tecnica, manco se fosse Carnevale tutto l’anno, ma daaaai. Prendiamo una punta di giallo, sfumata con del verde, arricchiamo con il viola e mettiamo anche un po’ d’arancione già che ci siamo. Ah e un bel rossetto rosa shocking a completamento del quadro. Mi cadono le braccia, boh.

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      2. Io, come penso tutte, ho iniziato a capire tutta sta fiera grazie ai video di Carlita, ma è cambiata troppo (purtroppo) e si allargò un pò troppo, con cose che non c’entrano nulla tipo la sua vita privata (‘sti cazzi?!). La seguo ma è una vita che non leggo più gli articoli… Se mi spuntano cercando l’argomento su internet allora si. Beh alla fine è un pò quello che faccio anch’io: non sono laureata in materia ma costruisco alcuni articoli traendo le info da siti vari (riporto sempre la fonte) perché penso che sia molto importante la propaganda di una buona notizia 🙂
        Anche Clip, la guardo molto poco.. Leggo di più il blog che guardare i tutorial. Non ho ancora trovato qualcuna che faccia tutorial di trucco con make up fattibili o che spieghino come fare certe cose con quali pennelli. All’inizio guardavo sempre La Cindina ma pure lei è diventata un fenomeno da baraccone: a 14 anni si truccava come se ne avesse 24, viziatissima e cresciuta con l’idea della perfezione estetica. Si perdono tutte per strada!

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      3. Non potrei essere più d’accordo! Ho riscontrato la stessa sindrome anche in Nikkie (NikkieTutorials su YT). Sembra ormai una bambola cieca, con quelle foto dall’espressione vuota nonché ritoccatissime, in cui pesa volutamente 20 kg di meno. Peccato poi che i video la contraddicano… Ha una tecnica da MUA sopraffina, mentre per il resto… non appena sono giunte le prime collaborazione serie (ergo, i soldoni), ecco che ha perso il senso della realtà.

        Io di ecobio ho iniziato a sentir parlare in Sudafrica e, tornata in Italia, ho constatato con piacere che era una realtà che stava prendendo gradualmente piede, per quanto con un certo ritardo rispetto a nazioni come Francia o Germania.

        Anche io sono un’autodidatta del bio – leggo molto e studio anche. Nel caso dell’INCI, non è che si può improvvisare più di tanto. O sai cos’è quell’ingrediente o non lo sai. Dire che i siliconi terminano tutti con -one (cosa nemmeno vera, peraltro), non è che aiuti più di tanto – ma, a differenza delle “guru”, né io né tu, abbiamo la pretesa di recitare costantemente i 10 comandamenti della bio-bibbia.

        Anzi, io sono diventata super selettiva anche nella scelta delle fonti e, in un certo senso, la migliore tester di me stessa e per me stessa sono proprio io. L’universalità nelle recensioni lascia il tempo che trova, cosa che molte sembrano aver dimenticato. E poi quelle poracciate come i titoli acchiappavisualizzazione (pure la storia tremenda di Parigi una certa tizia doveva sfruttare? Uno schifo assoluto), le merende “bbbbbbio” che consistono in una fragola tagliata a metà (sai che creatività), gli haul inutili da Tiger o dove sia… boh. Sono sempre più allibita dal numero di followers che aumenta a vista d’occhio.

        Clio mi è finita di scadere con il libro. Almeno avesse fatto finta di parlare di make-up. No, se n’è uscita addirittura con un romanzo auto-biografico. Una Dante in gonnella all’improvviso.

        Mi va benissimo che tutte queste internet celebrities abbiano il coraggio di esporsi, di metterci la faccia e farsi una posizione praticamente dal nulla. Quello che contesto è che poi passino ad essere delle marionette omologate che fanno soldi veramente troppo facili.

        Credo che Giuliana sia l’unica blogger i cui video non mi fanno ancora accapponare la pelle.Ha pochissimo di bio, ma quantomeno ha la tecnica, condivide cose solo quando sente che ne valga veramente la pena, e sembra avere una vita piena e degna di tale nome a prescindere da YT. Tutte le altre? Boh. Rimarranno a galla finché dura.

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