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Flop Beauty 2015 | TAG

(📷 Insta post)

Ragazzuole, come va?

Sono stata invitata da Alma e Federica ( 😘😘 ), che ringrazio, a partecipare al tag “Flop Beauty 2015”. È la prima volta che rispondo ad una “etichetta” su WordPress, il che mi rende particolarmente felice, facendomi sentire ancora più parte della comunità bloggereccia ( 😀 ) che quivi dimora.

Inizio con l’elencare le regole da rispettare, seguite dall’approfondimento sui prodotti che, diciamolo francamente, non mi hanno proprio esaltato. 

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Istruzioni per l’uso…

Premessa…

Il mio è un blog incentrato piuttosto palesemente sulla bio-cosmesi, per cui, vorrei specificare (onde evitare fraintendimenti) che i prodotti non ecobio finiti sulla lista dei flop, non sono lì a causa soltanto del loro INCI. Non in maniera automatica almeno. La discriminante piuttosto, è stata la loro efficacia o meglio, inefficacia (con effetti collaterali annessi e connessi).

Ulteriore chiarimento: perché pur essendo passata ormai al bio, mi ritrovo a parlare di prodotti che si discostano (anche ampiamente) da questa filosofia? In due parole, trattasi di cose comprate in precedenza e che ho finito di smaltire nel corso dei mesi oppure di regali fatti da chi non sa che c’è una cosa chiamata bio-dizionario. 😉

Legenda prodotti…

  • *** Vade retro, Satana!
  • ** Scegliete altro, laddove possibile.
  • * Se proprio dovete/volete usarlo…

La mia flop list…

(Perdonatemi se la maggior parte delle foto sono prese online, ma in pratica, molti di questi prodotti non sono più in mio possesso e i vuoti sono stati cestinati da un pezzo).

#01. Dove Pro-Age * Rich body butter 

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  • Flacone -> 250 ml
  • Prezzo -> 5,50 euro circa (convertito ad occhio e croce dai rand sudafricani)
  • INCI -> in breve, un crogiuolo di siliconi
  • Giudizio -> ***

Ebbene, ragazze mie, trattasi del prodotto che, insieme ai due che seguiranno, mi ha definitivamente spinto ad abbracciare la cosmesi verde. L’unione dei tre, ad un certo punto, è diventata letale per la pelle del mio povero viso (e non).

Per darvi qualche indicazione in più, ho comprato questo burro corpo quando iniziavo a familiarizzare con il concetto di INCI, che rimaneva però ancora astruso.

L’acquisto pertanto era stato motivato dall’ingenuità ( = disinformazione) unita a motivazioni più pratiche quali: 1) La dicitura “pro-age” (compiuti i trent’anni ho iniziato ad orientarmi in modo più deciso verso creme e sieri antirughe, decidendo di prevenire anziché curare); 2) La promessa di idratare la pelle in profondità (“per pelli molto secche” mi si diceva); 3) II freddo dell’inverno ungherese che, per esperienza pregressa, sapevo essere pungente. Volando lì dall’Africa, avrei sottoposto la pelle a stress da escursione termica parecchio alta nel giro di pochissime ore.

Quando viaggio preferisco partire con il minimo indispensabile. Dei “must have” che risultino poco ingombranti in valigia e che siano funzionali in tutto e per tutto. Trascorrere tre mesi in Ungheria, anziché un fine settimana, non mi ha fatto cambiare idea al riguardo. Anzi, proprio perché sarei rimasta più a lungo, il rischio di portarmi dietro cianfrusaglie alla fine inutili era anche maggiore e quindi da tenere assolutamente sotto controllo.

Questa maniera selettiva di fare le valigie è valida sia per quanto riguarda vestiti e accessori, ma soprattutto, i cosmetici. Da anni ormai faccio affidamento su prodotti bi-funzionali, vedi i blush/lipstick in crema, con cui mi trovo benissimo.

Imbattendomi nel burro Dove (ero in un drugstore sudafricano), ho ragionato precisamente in questi termini. Si trattava cioè di un prodotto che andava bene sia per il corpo che per il viso; inoltre mi affidavo a una linea cosmetica famosissima, prodotta da una multinazionale come la Unilever, e quindi, nel caso in cui avessi terminato il barattolo prima di tornarmene in Italia, avrei potuto trovarlo senza troppi problemi in un qualsiasi supermercato ungherese.

Dopo gli exploit (in negativo) adolescenziali, ho una pelle del viso ormai normale, per quanto sempre e comunque sensibile, con la sola zona della fronte a darmi davvero noia (tende a seccarsi), mentre quella del corpo è propriamente secca e finisce con lo squamarsi se d’inverno bevo meno del solito e per pigrizia, non faccio lo scrub almeno una volta alla settimana e non applico la crema su gambe e braccia tutte le sante sere.

Il clima ungherese era proprio come lo ricordavo. Ho soggiornato in un albergo a venti metri dal Ponte delle Catene (lo Starlight Suiten Hotel, se qualcuna di voi fosse interessata. È un buon 4 stelle) e quindi dal Danubio. Ciò vuol dire che l’aria, soprattutto la mattina e la sera, era gelida oltre ogni dire e tagliente in faccia, nonostante andassi equipaggiata con sciarpe giganti, indossate a mo’ di turbante, mentre in qualsiasi ufficio o locale, per non parlare dello stesso hotel, il riscaldamento era semplicemente tropicale. 28°C fissi o giù di lì. Totale che sentivo puntualmente la pelle tirare da quel tiremmolla termico. La notte mi svegliavo assetata manco fossi stata nel deserto e la disidratazione era palese dal modo in cui la pelle si squamava. Un serpente che muta va incontro a meno problemi, uh!

Per tutti questi motivi, ho fatto un uso copioso del burro corpo (o viso & corpo, come sarebbe meglio ribattezzarlo), trovando in esso quello che lì per lì avevo scambiato per giovamento.

Ne applicavo quindi dosi generose sul viso, sia come base trucco che crema notte, e poi sul corpo, insistendo sulle aree più problematiche (gomiti, gambe e piedi).

La consistenza era bella densa, corposa. Il colore, un caffellatte chiaro. Il profumo non bene identificato, ma ad ogni modo, nemmeno troppo spiacevole.

La mia pelle sembrava beneficiare davvero da quel mix di paraffina, siliconi e petrolati, nei quali erano diluiti (in percentuali ridicole) ingredienti ottimi come la glicerina, l’olio d’oliva e il burro di karité e dunque, già dopo la prima settimana di applicazione, iniziava ad apparire (parola chiave) meno disastrata. Facendo la doccia, le gocce d’acqua scivolavano quasi via dall’epidermide, quasi l’avessi massaggiata con un olio corpo prima. Ovviamente non si trattava del risultato di una profonda idratazione, piuttosto dello schermo filmante creato delle sostanze rosse, che occludevano con solerzia sempre maggiore, i pori. Vai così.

Passiamo adesso al secondo e al terzo prodotto della flop list, con i quali voglio concludere il discorso legato al burro Dove…

#02. KIKO * Skin Tone Corrector Primer (verde)

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Mi è sempre piaciuta l’idea che fosse stato creato un prodotto in grado di permettere al trucco di durare, intatto, per ore e quindi, ero molto entusiasta all’idea di usare un primer viso. Ho scelto questo della KIKO perché era disponibile in tre colorazioni, pensate per contrastare vari tipi di imperfezioni. Nel mio caso, il rossore legato ad una lieve forma di rosacea che mi colora le guance. Sempre in prospettiva Budapest, mi ero detta che era la trovata del secolo, utilizzare un primer verde che, prima ancora del correttore, mi avrebbe aiutato a camuffare le discromie acutizzate naturalmente dal freddo. Ebbene, lasciando il discorso dell’INCI completamente al di fuori dalla bocciatura del prodotto, tutto quanto si legge sul sito dell’azienda produttrice, è falso. Cito testualmente:

“Base viso tonalizzante perfezionatrice dell’incarnato. La sua texture permette di correggere e neutralizzare otticamente le discromie cutanee, uniformando il colorito. Grazie alla polvere di diamante, Skin Tone Corrector Primer cattura la luce e la riflette delicatamente su tutto il viso, regalando una straordinaria radiosità diffusa. La sua formula scorrevole, dal tocco piacevolmente vellutato, garantisce un comfort durevole e una sensazione ultra-leggera sul viso. Disponibile in tre declinazioni, ciascuna indirizzata ad un’esigenza specifica: 01 Green: ideale per contrastare discromie rossastre come couperose, capillari e imperfezioni (…). Ipoallergenico = formulato per minimizzare il rischio di allergie. Non comedogenico. Paraben free”.

Scusate il francesismo, ma sono tutte S-T-R-O-N-Z-A-T-E.

Colossali!

Nessuno degli effetti promessi corrisponde al vero:

1) La pelle NON è più levigata, omogenea o luminosa;

2) Le discromie permangono tali e quali! Quella tonalità di verde non minimizza affatto il rosso, tanto vale usare acqua fresca al posto del primer in questione;

3) L’ipollergenico e  il non comedogenico fanno ridere, se si legge prima o poi l’INCI;

4) Ma mai come l’ultima precisazione, per la quale ci troveremmo davanti ad prodotto paraben free. Solo per curiosità, vorrei allora chiedere ai signori KIKO che cosa sono il methylparaben, il butylparaben, l’isobutyl paraben e il propylparaben sulla lista degli ingredienti? 

Dei parenti rinnegati?

Onestamente… l’opinione che alcune aziende hanno dei consumatori  è raccapricciante. Non solo li sanno non consapevoli, ma li credono addirittura idioti

Peccato che la figura dei coglioni, alla fine, la facciano loro.

E basta veramente poco a sgamarli.

#03 MAX Factor * Seamless Liquid Foundation (02. Ivory)

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  • Flacone -> 30 ml
  • Prezzo -> 10,50 euro circa (convertito, come sopra, dai rand sudafricani)
  • INCI -> non ho il dettaglio sottomano, ma provate ad indovinare un po’? Siliconi come se piovesse anche qui. 
  • Giudizio -> ***

Non contenta di spalmare del burro mortifero sul viso come base trucco e applicarci sopra uno strato di catrame che di verde aveva solo il colore, completavo il tutto con un terzo velo a base di petrolio e compagnia bella, occludendo definitivamente i pori, nemmeno mi fossi fatta colare del cemento armato in faccia.

Cercando di non dare troppa importanza all’INCI (se non come discorso collaterale), il motivo per cui boccio anche questo fondotinta è, di nuovo, la discrepanza, enorme, tra quello che l’azienda promette e il risultato effettivamente ottenuto.

Ebbene, questo prodotto è tutto tranne che seamless. Diffidate della definizione! La texture estremamente liquida generava una copertura medio-bassa del tutto inutile anche per me che non avevo brufoli (o almeno, non ancora) da camuffare. L’effetto era quello di una crema colorata che non riusciva comunque a conferire omogeneità e luminosità all’incarnato. “Seamless” vuol dire letteralmente “senza cuciture” e qui equivaleva ad un sinonimo di “smooth”, qualcosa dunque di liscio, la cui superficie è per l’appunto levigata, omogenea, priva di imperfezioni. 

Lasciamo stare.

Quel minimo di problematica che uno poteva avere rimaneva irrisolta, con l’aggravante di ritrovarsi il viso praticamente in panne (nudo) dopo appena due ore dall’applicazione. Questo per ribadire anche quanto insulso fosse il primer di cui sopra… Nemmeno l’aggiunta della cipria garantiva una durata maggiore. Una vera e propria oscenità. E guarda caso la MAX Factor questo fondotinta nemmeno lo produce più… il che la dice lunga su che chiavica di cosmetico fosse. Good riddance! è il caso di dirlo.

Avrei dovuto cestinare primer e fondotinta già dopo le primissime applicazioni, non ha senso mentire. Ma odio buttare roba e di conseguenza soldi, visto che nessuno regala esattamente niente e quindi, in attesa di tornare in Italia e scegliere con maggiore calma dei prodotti più validi, ho continuato ad usarli, senza nessuna particolare soddisfazione, ma senza nemmeno farne un dramma. In un modo o nell’altro facevano comunque schermo contro il gelo.

Ribadisco che l’INCI lo stavo ancora studiando (a tempo perso. Il lavoro mi assorbiva completamente) e non mi era passato ancora per la testa di fare una ricerca su Google al riguardo, scoprire quindi gli ingredienti del “trio maravilha” che vi ho appena descritto.

I mesi a Budapest sono passati in fretta e sono tornata infine in Italia, dopo una lunghissima assenza. Contenta ovviamente di rivedere i miei, i parenti e gli amici vari, che mi hanno accolto con una festicciuola. ❤

Sono andata a letto a pezzi, quella sera, ma felice nel mio ruolo ormai quasi ventennale di pecora nera giramondo, momentaneamente tornata all’ovile. Giunge così il mattino dopo. Ecco. Il mattino dopo, quando mi sono svegliata con il viso praticamente deturpato e uno sfogo sul corpo che tanto ricordava l’herpes zoster (o fuoco di Sant’Antonio, se il nome volgare vi aiuta meglio a capire che cosa intendo).

Facevo impressione, per non parlare del prurito e di quella vergognosa macro-concentrazione di brufoli, che dopo secoli e secoli, mi ritrovavo su mento, guance e fronte (hello again, T zone!), tutt’altro che grassa quest’ultima, comunque (?). Il volo del giorno prima l’aveva resa anzi secchissima. Ero alle prese con il paradosso del paradosso. 

A casa, come ovvio, tutti a scherzare sul fatto che fossi allergica all’Italia (‘tacci loro 😀 ) e che ciò si era ri-palesato immediatamente. Tra una risata vera e una isterica, perché ero un mostro di tipo evidentemente bubbonico, sono andata con mia madre dal medico di famiglia, anche se per me era uno sconosciuto e viceversa (ho vissuto all’estero per quindici anni, quindi più di qualcuno si è alternato nello studiolo del paese) e quando mi ha visitato (una persona piuttosto simpatica e competente, devo dire), ha capito subito che dipendeva non da cose che avevo mangiato (la sera prima mi avevano rimpinzato come un tacchino), ma da cose che mi ero spalmata a ripetizione in faccia e anche sul corpo.

Indovinate un po’?

L’unica chiave di lettura, ovvero il denominatore comune a quel punto, era il malefico burro corpo Dove (“colomba” ‘sto cavolo; altro che candore e purezza…), che dopo tre mesi di “onorato servizio”, mi infliggeva questa bella pugnalata alle spalle.

Nominando al dottore la marca in questione, l’ho visto scuotere la testa e chiedere: “Cara la mia straniera, ha mai sentito parlare delle controindicazioni legate agli ingredienti di origine sintetica e chimica?”. Ovviamente ho annuito, per quanto non fossi ancora una vera e propria conoscitrice del bio in tutti i suoi aspetti. “Ecco, forse sarebbe il caso di approfondire il discorso, perché in tre mesi non ha fatto altro che spalmare petrolio e silicone sulla pelle. Per riprendere il motto di una famosa pubblicità, si è auto-sigillata…”.

E in quell’istante il paraocchi è stato definitivamente smesso e ho lanciato un bel “vaffa” in direzione della cosmesi “industriale”. Perché poi la fatidica ricerca dei tre INCI l’ho fatta e di fronte alla marea di pallini rossi, approfondendo le voci varie tra le parentesi… beh. Cazzo. Che mi fossero spuntati mille brufoli in contemporanea e che mi fosse comparso anche uno sfogo di quelli che ti raccomando, era il minimo che potesse succedere.

Sono uscita da quell’impasse dermatologica poco a poco, documentandomi sempre di più e meglio sulla cosmesi ecobio, curando la pelle con bagni quotidiani nell’amido di riso mentre riguardo il viso, ho dato ai brufoli il tempo tecnico di maturare e riassorbirsi, usando per la prima volta l’olio essenziale di tea tree e i miei primi prodotti con INCI verde in assoluto, acquistati sul sito CoccoleBIO.

L’OE ovviamente l’ho diluito nella (nuova) crema viso perché idratare la pelle rimaneva un passaggio imprescindibile e poi, cestinati primer e fondotinta (con tanto di smorfia schifata a corredo), ho effettuato la transizione al bio con il trucco minerale. Essendo più leggero e meno occlusivo delle controparti in crema o stick (parlo soprattutto di primer, correttore e fondotinta), è stato veramente di grandissimo aiuto.

La situazione viso l’ho recuperata nel giro di due settimane (trascorse barricata in casa o quasi), mentre lo sfogo sul corpo mi ha dato più filo da torcere del previsto, ma grazie anche all’olio di mandorle, poco a poco, tutto è rientrato nei ranghi senza lasciare tracce o cicatrici di sorta.

Il mio ragazzo, in tutto ciò, è quello che è si divertito più di tutti, visto che è volato dall’America per visitare “l’appestata”, come carinissimamente mi chiamava. Avrei voluto ucciderlo, ma questi sono dettagli. È ancora vivo e vegeto e tra due giorni, è il mio turno di andare a trovarlo. California, here I come. ❤

#04. KIKO * Top coat GEL LOOK

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  • Flacone -> 11 ml
  • Prezzo -> 4,90 euro
  • INCI -> migliorabilissimo. Non ci saranno toluene, canfora, DBP, formaldeide, ma quei siliconi? Che cavolo si ostinano a metterli in ogni dove?
  • Giudizio -> **

Parto col dire che gli smalti KIKO sono ottimi. Sì, avete letto bene. Di loro mi piace tutto: colore, stesura, durata, pennellino e naturalmente, formulazione. È per questo che ho deciso di acquistare anche un top coat di tale brand, credendo che qualitativamente, non ci saremmo allontanati troppo dallo standard appena descritto. Macché. Le ultime… speranze famose. Volendo soprassedere sull’INCI (per non ripetermi, più che altro), i motivi per cui boccio questo prodotto sono tre:

1) L’effetto “glossy” auspicato che, in realtà, lascia il tempo che trova. Lo smalto appare un pelino più vivido, ma il gel look è un’altra cosa;

2) L’asciugatura lentissima e non c’è niente che io odi di più quando sono alle prese con uno smalto;

3) Domanda: ma quello che si dovrebbe ottenere utilizzando un top coat, non è forse allungare la durata dello smalto? Che cosa me ne faccio allora di un prodotto che si contraddice alla grande, lavorando sul colore in maniera praticamente opposta, creando crepe a iosa già il giorno dopo e continuando poi indefesso a staccarlo dalla superficie dell’unghia?

Respiro profondo per non iniziare a prendere a calci qualcosa.

Inizialmente credevo fosse colpa dello smalto, da buona samaritana che cerca di non stroncare dopo un solo utilizzo quella che si rivelerà una vera e propria fregatura. E quindi ho perseverato e fatto delle controprove, testando il top coat con smalti di marche diverse.

Il risultato?

Identico.

E allora ho smesso di fare l’avvocato del diavolo.

Glassy look, più che glossy, se mi passate il gioco di parole. Perché l’effetto che si ottiene è simil- vitreo. Ma parliamo di un vetro… rotto. 

#05. BYLY * Fresh Nature, deodorante in crema, attivo 7 giorni, con estratto di tea tree biologico, senza alluminio

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  • Formato -> 25 ml
  • Prezzo -> sui 3,50 euro circa
  • INCI -> in una parola: NO. Per non farci mancare niente abbiamo anche il triclosan nella lista (coadiuvante diretto dell’ossido di zinco, la cui funzione è qui astringente)…
  • Giudizio -> **

Un tale giorno di marzo, Madama Ingenuità, ricevuta da poco l’investitura da bio-novizia e con una marea di nomi scientifici che le riempivano la testa e che ancora confondeva, girava per i corridoi di Acqua e Sapone alla ricerca del deodorante da supermercato perfetto.

E dunque, di fronte alle allettanti promesse del Byly, pensava di trovarsi davanti a una versione del Sauber del nuovo millennio; un deodorante in crema, resistente all’acqua, al 100% verde, senza alluminio e arricchito con estratto di albero del tè addirittura biologico. L’antisettico per antonomasia.

Come per tutte le favole, la durata della magia è però breve e rincasata, la Madama ha capito di essersi sbagliata, imbattendosi nell’ennesima fregatura finto ecobio.

Dopo ore trascorse a leggere l’INCI di praticamente tutto in negozio, arrivata esausta davanti l’espositore dei deodoranti, si era fidata degli slogan, senza approfondire. Sbagliando, ma ormai era tardi per recriminare.

L’INCI, letto poi con comodo, parlava chiaro. PetrolatumParaffinum liquidum. Bastava e avanzava per tirare due bestemmie imbufalite e dubitare subito dell’efficacia di un prodotto che avrebbe testato comunque per principio (a fine inverno, peraltro, una stagione che tutto sommato remava ancora a favore dei deodoranti).

L’esito? Disastroso. La deo-crema è rimasta attiva per meno di tre ore. Quelle immediatamente successive all’applicazione, trascorse dalla Madama ancora stizzita, spaparanzata sul divano a leggere, muovendo letteralmente un solo dito della mano. Alzatasi per versarsi un bicchiere d’acqua, la scoperta sconvolgente era che puzzava comunque già. Lei che non aveva mai avuto problemi di sudorazione acida e che non sudava copiosamente nemmeno d’estate.

Ma come si fa.

La versione meno regale di me stessa, si chiede come si faccia per davvero a mettere cose del genere sul mercato. Che la paraffina non sia dermocompatibile e che ostruisca i dotti sudoripari, ormai lo sanno anche i sassi, quindi se sei un chimico barra “scienziade” (cit.) che formula cosmetici, a maggior ragione ne sarai a conoscenza, o no? Perché diavolo allora me la metti comunque come secondo ingrediente in un deodorante ascellare? Chiaramente mi vuoi male, anzi malissimo, e il tuo obiettivo è quello di farmi puzzare come una capra o del formaggio stantio. E sai cosa ti dico? Congratulazioni. Ci sei riuscito.

Attivo il Byly lo può essere per 7 minuti, il tempo necessario alla paraffina di assestarsi per bene sulla superficie dell’ascella ignara ed indifesa, altro che 7 giorni!

In sintesi, state alla larga da questa roba e, al contrario di me, non fatevi ingannare dalla dicitura “senza alluminio”, perché trattasi soltanto di uno specchietto per le allodole. Una strategia di marketing riprovevole, ma tant’è…

#06. KIKO * Liquid intense eyeliner (#04, black)

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  • Flacone -> 3,5 ml
  • Prezzo -> 6,90 euro
  • INCI -> cliccate su ingredienti. Lista migliorabilissima, come ovvio.
  • Giudizio -> **

Avete presente quando entrate in un negozio e quando arrivate alla cassa, la commessa fa di tutto per appiopparvi un prodotto in edizione limitata della nuovissima linea XYZ?

Ecco, ogni volta che vado a Roma EST e metto piede in quello della KIKO, vengo assalita e messa quasi alle strette fino a che non dico, per sfinimento: “Lasciami in pace, sarò libera di decidere se voglio provare un prodotto per davvero o no?”. E non è per mancanza di rispetto nei confronti delle commesse, badate bene. So che ci sono dei meccanismi per i quali più vendono, più guadagnano e ognuno cerca di tirare l’acqua al proprio mulino. Il problema si pone quando uno sa già che il cosmetico in questione non avrà una lista ingredienti come a noi piace ed è stufo dei compromessi. E difatti, chiedendo alla tizia di illustrarmi l’INCI, l’ho vista impallidire, cercando di salvarsi in corner con un blaterare confuso di “ingredienti ottimi”. Arrivederci e grazie. Le ho ribadito di farmi il totale e finalmente ha capito che non c’era trippa per gatti.

Con me no, mentre con la mia futura cognatina, inesperta in queste cose, la cassiera ha praticamente sguazzato. Io e R. abbiamo fatto il giro dei negozi separatamente, per ottimizzare i tempi (dopo due ore passate nei centri commerciali, a me inizia a salire la nausea da rincoglionimento) e una volta in macchina, ci siamo confrontate sugli acquisti. “Sai che da KIKO mi hanno consigliato questo nuovo eyeliner?”, cinguetta lei, tirando fuori dalla busta viola una scatoletta verde smeraldo. Era entusiasta e non me la sono sentita di smontarla vestendo  il ruolo antipatico del Generale INCI, per cui le ho detto solo di farmi sapere come si sarebbe trovata.

Tempo una settimana e mi ritrovo la stessa bustina, con lo stesso contenuto, sul tavolino di casa. “Dani”, mi dice la cognatina. “Io c’ho provato, ma questo eyeliner fa pena. Non riesco né a metterlo bene, né a rimuoverlo senza che tutto il contorno occhi mi vada in fiamme dal tanto sfregare”. E difatti, era domenica mattina, ma aveva ancora delle tracce nere intorno agli occhi. “Te lo cedo, guarda”, conclude. “Provalo e se fa schifo anche a te, buttalo”.

R. sa molto poco dell’ecobio, quindi ho accettato il regalo di buon grado, non essendo stato fatto dalla prospettiva “è pieno di schifezze, quindi te lo ammollo per liberarmene”. Lei si lamentava della performance e nient’altro.

Sono passate delle settimane prima che abbia poi usato l’eyeliner. Avevo finito il kajal che utilizzavo maggiormente in quel periodo e mi sono detta “va bene, proviamolo”. Io adoro l’eyeliner e lo metto spessissimo. Negli anni ho imparato a tracciare la linea in modi diversi e questa, da traballante, è diventata stabile e affilata, proprio come auspicavo. Tagliente come una lama insomma. Lasciando gli occhi per lo più nude in termini di ombretto e con l’aggiunta di un rossetto pieno, è uno dei look che preferisco e che trovo adatto per le situazioni più disparate. Se di signature look vogliamo parlare, il mio sarebbe per l’appunto questo. La ragazza dall’eyeliner che uccide. 😀

Questo della KIKO apparteneva alla collezione Rebel Romantic, prodotto in quattro colori decisamente belli: marrone, viola, blu e nero. Tutti con un finish satinato che conferisce un aspetto glam all’occhio. E fin qui, tutto bene.

Applicandolo però, mi sono resa conto che il pennellino, dalla punta estremamente rigida, non è per tutte, né tanto meno era vera la storia per la quale “anche le principianti saranno in grado di metterlo bene”. L’esperienza di mia cognata aveva appunto dimostrato il contrario. La mancanza di flessibilità lo aveva reso poco ergonomico sulla pelle e dunque difficile da maneggiare.

Io me la sono cavata discretamente, modulando il colore a mio piacimento e avendo l’accortezza di non toccare le ciglia perché mi era accaduto per sbaglio con quelle più esterne e nel giro di due secondi erano diventate come imbalsamate. Il mascara in confronto, le lascia morbide.

Il colore è rimasto vivo per ore, idem la linea che non si è cancellata, né ha creato sbavature di sorta. In occasioni successive invece, dopo qualche ora, ho sentito la palpebra di colpo appiccicaticcia e guardandomi allo specchio, ho visto che si era formato un calco molto antipatico. Per qualche motivo, l’eyeliner si era liquefatto. E senza che ridessi con le lacrime agli occhi o altro. Un pastrocchio disastroso e impossibile da correggere al volo.

Il tasto più dolente di questo prodotto, infatti, e quello per cui non mi sento di consigliarlo, è la difficoltà con il quale si rimuove. Sapendo che gli struccanti più disparati avevano fallito, mi sono affidata all’olio di cocco, dato che strucca benissimo anche il make-up più pesante e pigmentato. In questo caso però, sono rimasta parecchio interdetta quando ho constatato che non era efficace come suo solito.

Totale che il resto del trucco era scomparso al meglio, mentre l’eyeliner era ancora tutto lì. Insistendo con una spugnetta naturale sono diventata un panda e ripassando acqua e sapone sul viso, ho deciso che avrei asciugato la faccia e sarei andata a letto così, con gli occhi in gran parte ancora delineati di nero. Essendo il contorno occhi arrossato da quello sfregare deleterio, ho preso dell’olio di jojoba, iniziando a picchiettarlo su tutta l’area e… :O

Il nero ha preso a sciogliersi magicamente, laddove anche l’olio di cocco aveva dovuto alzare le mani. Una scoperta del tutto casuale che mi ha salvato però la vita le volte successive, quando ho potuto struccare l’eyeliner in due secondi, mettendo qualche goccina di olio di jojoba su un dischetto, per poi procedere dedicarmi al resto del viso nella maniera solita.

#07. Splend’Or * Balsamo addolcente al cocco

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Vi linko i due articoli nei quali ne ho parlato più che abbondantemente e la chiudo qui, altrimenti la Mirato SPA, finisce che mi denuncia. 😉

Giudizio -> **

#08. I Provenzali * Shampoo al karité

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  • Flacone -> 250 ml
  • Prezzo -> sui 3,00 euro
  • INCI -> quasi perfetto e modificato, in meglio, nel corso degli anni
  • Giudizio -> *

Ho acquistato questo shampoo convinta che il mix di burro di karité e proteine della seta andasse bene per i capelli ricci, ammorbidendoli e conferendo lucentezza. Invece, utilizzandolo, ho capito subito che aveva una forte tendenza a seccare sia la cute che il capello, che assumeva una consistenza stopposa, simile alla paglia. Confidare nello Splend’Or per districare quella massa di colpo ingestibile, mi sembra adesso la barzelletta del secolo, ma anche qui, ero alle prese con il passaggio all’ecobio e quindi di granchi ne ho presi necessariamente più di uno.

Ciò detto, la prova su noi stessi rimane il test più affidabile per un qualsiasi cosmetico e in questo senso, non sono nessuno per dire che tutte si troveranno male. Se avete capelli diversi dai miei (meno secchi, diciamo), magari è lo shampoo perfetto per voi. Ergo, provate.

Una nota sul profumo vorrei però aggiungerla e direi che non mi è piaciuto per niente. A me, sembra cioè che puzzi, ma non avendo mai usato e quindi odorato il burro di karitè puro non saprei dire se lo shampoo conserva effettivamente la fragranza originale, oppure se si tratta di una esagerazione chimico-sintetica. Rimane il fatto che ci sono profumazioni molto migliori in giro e che per smorzare il puzzo io aggiungevo un paio di gocce di OE di limone (= life saver!).

#09. Equilibra + Aloe Dentifricio  Tripla Azione

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  • Flacone -> 75 ml
  • Prezzo -> 3,60 euro
  • INCI -> qui. Formulato con il 97% di ingredienti di origine naturale.
  • Giudizio -> *

Al riguardo l’azienda dice: “Aloe gel dentifricio tripla azione è un gel delicato dal gusto fresco, privo di saccarina, che combina l’azione lenitiva dell’Aloe Vera, presente in formula in quantità pari al 30% del succo, e dell’Escina, all’azione antisettica dell’Olio di Tea Tree. Il Mentolo rinfresca naturalmente il cavo orale. Utilizzato con regolarità, spazzolando correttamente i denti per almeno un minuto, aiuta a proteggere i denti dalla carie e dal tartaro, aiuta a prevenire i disturbi gengivali e assicura un alito fresco”.

Si parte per cui da ottimi presupposti, irrobustiti da una scelta mirata e consapevole degli ingredienti (Q10 per  proteggere le gengive, silice per sbiancare i denti in maniera naturale, xilitolo per proteggerli dalla placca, mentolo che è un rinfrescante naturale…), eppure a me il prodotto non ha entusiasmato. Il senso di freschezza lasciato in bocca era piuttosto blando e il sapore veramente cattivo. Un dolciastro nauseabondo che termina paradossalmente con una pugna d’amarognolo. Va bene che prediligo i prodotti bio, ma non per questo lavarmi i denti deve diventare un sacrificio. Assaggiando successivamente il succo d’aloe, ho capito che il gusto della pianta è proprio quello e dunque nulla si può fare, se non cambiare marca/prodotto. Per chi volesse un dentifricio verde, questo è ottimo a livello di formulazione, ma poi bisogna convivere con tutto il resto. Fate vobis.

#10. KIKO * Breezy Shine Lipgloss (#03, geranio)

008.JPG

  • Confezione -> 10 ml
  • Prezzo -> 5,90 euro
  • INCI -> non ho il dettaglio, comunque i margini di miglioramento sarebbero enormi.
  • Giudizio -> *

Consigliatomi dalla stessa commessa KIKO di cui sopra, ma l’estate prima, quando ancora non avevo imparato a dire di no ( 😉 ), il lucidalabbra appartiene all’edizione limitata Sport Proof Active Colors ed è stato prodotto in sei colorazioni. Devo dire che quella scelta da me, geranio, era e rimane bellissima. Sembra un corallo perlato visto dal flaconcino, invece, una volta stesa sulle labbra perde l’aranciato e assume note che virano sul rosso/rosato, ma comunque molto fresco ed estivo (le foto non gli rendono giustizia, data la luce pessima con cui le ho fatte). Sull’effetto “specchio” nemmeno avrei nulla da obiettare, trattandosi di una pigmentazione estremamente lucente. Chi ama questo genere di finish, non potrebbe che esserne soddisfatto.

Nonostante questa premessa positiva, però mi sento in realtà di bocciarlo per i seguenti motivi:

1) La durata veramente scadente. Tempo mezz’ora e telefonerete a “Chi l’ha visto?”;

2) L’inconveniente, spiacevolissimo, per il quale se non fate attenzione, vi ritroverete tutto il lucidalabbra attaccato sui denti…  

3) L’omogeneità nella stesura che è zero. Più lo si lavora con il pennellino e più andranno ad evidenziarsi le discromie, con zone più scure, altre decisamente più chiare. Un effetto maculato tutt’altro che bello esteticamente, ahimè.

Trattandosi di una collezione del 2014, è ormai fuori produzione, ma vi sottolineo la problematica perché l’ho riscontrata anche con i lucidalabbra Extra Volume. Ho sia il #01 che il #06 e quest’ultimo, essendo un bel rosso mela, è una tragedia stenderlo.

E questo è tutto! Spero siate sopravvissute a questo fiume di critiche parole.

Credo che quasi tutte abbiano già risposto al tag, ma nel caso mi sbagliassi, “etichetterei” (anche su Instagram, così è più immediato):

 

Un bacio e buon fine settimana!

-Dani 🍂💋🍁

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39 thoughts on “Flop Beauty 2015 | TAG

  1. Innanzitutto ti ringrazio per la nomina ^^ è già pronto per essere pubblicato domani 😉 vorrei solo dire che anch’io ho acquistato lo shampoo dei Provenzali perché dall’inci non sembrava per niente male ma, cercando su internet, leggevo di ragazze alle quali aveva innescato nuovamente la dermatite o forfora o secchezza o varie cose poco belle. Dell’effetto mi importava relativamente perché preferisco sempre provarli io i prodotti, a meno che non facciano davvero schifo. Insomma, lo sto utilizzando alternandolo ad uno delicato, ma lo uso davvero molto poco perché al minimo accenno di prurito lo abbandono per evitare complicanze. È vero che lascia i capelli come paglia, e vogliamo parlare dell’odore di DETERSIVO? Non volevo credere che il karité sapesse di questo 😒 infatti no. Non vedo l’ora di finirlo, saranno settimane che non lo tocco.

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    1. Ah! Mi rincuora che il burro di karité puro non puzzi in quel modo! In caso contrario, sarei rimasta davvero delusa. Che rabbia che tutta la linea al karité de I Provenzali abbia quell’odore. Io ho anche la maschera per capelli (che si salva dal punto di vista dell’uso, anche se in corner) e la saponetta (che devo ancora aprire e che farò una fatica enorme ad utilizzare). Curiosa di leggere la tua flop list! 😀

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    1. Grazie a te per aver creato il tag! 😀 Hahah, dalla Dove tieniti veramente alla larga. Ho voluto condividere la mia esperienza proprio per evitare che altre persone, “fidandosi” del nome, prendessero un granchio colossale. Un bacio! :-*

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    1. Da quanto ho capito, facendo indagini supplementari, il karité puro è quasi inodore. Se puzza invece si tratta di una qualche aggiunta olfattiva chimica… 😑 Dove è un po’ la fiera degli ingredienti non troppo verdi, ma non tutti al livello di quel burro corpo!

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  2. letteralmente, adoro i tuoi post ❤ soprattutto questi lunghi! Che bello viaggiare così tanto e scoprire come è stato il passaggio al mondo ecobio. mi trovo d’accordo con il top coat della kiko e le sue disastrose crepe 😦 se lo shampoo de i provenzali ha la stessa “fraganza” (per non dire puzza) dello stick labbra che ho buttato allora hai la mia totale comprensione!! comunque mi hai fatta morire in questo post, soprattutto con madama ahhahaha un bacione

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  3. Ciao 🙂 io ho lo stesso problema con l’eyeliner in gel di kiko. Si fa davvero fatica a rimuoverlo e sono tante, troppe, le volte in cui vado a letto esasperata con gli occhi cerchiati di nero. Mi sono davvero pentita d’averlo preso.

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    1. Da quanto ho capito, è un problema comune a tutti i loro eyeliner. Io sono riuscita a risolvere soltanto con l’olio di jojoba. Se non lo hai già per casa, ti consiglio di comprarlo. 🙂 Ne basta un po’ su un dischetto di cotone, oppure puoi decidere di massaggiarlo direttamente sulla pelle, prima di rimuoverlo. Ha caratteristiche che lo rendono un eccellente contorno occhi, quindi prenderesti due piccioni con una fava. Quello de I Provenzali è puro e facilmente reperibile nei negozi. Il prezzo si aggira intorno al 7 euro.

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      1. fantastico 🙂 Grazie per il consiglio. quando ho letto dell’olio di jojoba nella recensione, avevo già pensato di prenderlo, ma non sapevo ancora di quale marca perché non mi intendo ancora molto di inci.

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      2. Lieta di esserti stata d’aiuto! I Provenzali ha anche altri oli puri di ottima qualità, ad esempio mandorle dolci (quello non profumato), semi di lino e germe di grano. Tutti ottimi per la cura di viso, corpo e capelli. :-*

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  4. Adoro leggere i racconti di passaggio al Bio delle persone e anche il tuo è molto bello, di questo genere di storie mi piace in particolare il modo con cui dalla sofferenza si riesca sempre e comunque a trarre insegnamento alla ricerca di un happy ending tanto desiderato!! 😀
    Perché è l’ora di smetterla con la cantilena: “..eh ma tanto il bio non è efficace”, non è così! Punto. E questa tua esperienza, come anche la mia, ne sono la dimostrazione insieme a quella di molte altre ragazze! ❤
    Hai fatto bene a parlare anche delle tue disavventure degli inizi in riferimento al FALSO BIO e alla PUBBLICITà INGANNEVOLE, perché molte ragazze vi si imbattono i primi tempi! Ed è normale! Però il fatto che tu ne parli può farle sentire meno a disagio o meno inadeguate! E questo è importante! Perché alcune volte è motivo di scoraggiamento e di abbandono! 🙂

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      1. Ok! Volendo potremmo anche lavorare sul tag a quattro mani e presentarlo in collaborazione. 😍 A dirla tutta stavo pensando proprio ad una rubrica mensile da creare in collaborazione con un’altra blogger; qualcosa tipo “l’indispensabile del mese”, “la scoperta del mese”, “l’addio del mese” e simili. Che te ne pare? Ti piacerebbe essere il mio braccio destro? 😜

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      2. Per il tag ci sto! :mrgreen: Per la rubrica mensile parliamone dai, perché mi piacerebbe 😉 , anche se non ti nascondo che ultimamente ho difficoltà a rispettare i tempi per impegni vari! Magari più avanti si! 😀

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      3. Idem io, riguardo gli impegni! Lo stesso TAG volevo proporlo dopo Pasqua, un po’ perché non ci sarò e un po’ perché ne ho 6 o 7 a cui ancora rispondere e mi pare assurdo proporne uno in circostanze tali. ^^’

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      4. Ah, ti capisco perfettamente! Io abito in campagna e la primavera è la stagione migliore per apprezzarla. Un tripudio di verde e fiori. 😀 Io andrò in Romania con la mia migliore amica. Faremo un tour della Transilvania. ❤

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      5. Che bello, come ti invidio!!! 😆 ..dev’esser meraviglioso poterci vivere tutto l’anno! :mrgreen:
        Interessante, la Transilvania mi ha sempre affascinato, goditela anche per me tesoro! 😉 Farai un racconto-diario di bordo al tuo rientro?! 🙄

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      6. Sì, ti dirò che in campagna si sta molto bene, ma come per tutte le cose, i pro si affiancano ai contro. L’isolamento e la mancanza di opportunità, ad esempio, possono pesare abbastanza.

        Io adoro tutta la mitologia di Dracula e si tratta dunque di un itinerario ad hoc. 😉

        Scriverò senz’altro un racconto-diario, a prescindere dai miei tempi biblici. Il taglio che darò sarò principalmente cosmetico. :-*

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      7. Ci credo, come tutto ci sono pro e contro! 😀 Pure io da ragazzina ero fissata con Dracula, avrò letto e riletto quel romanzo decine di volte!! :mrgreen: Adoro il tema e tutti racconti su quello stile! 😆
        Non vedo l’ora di leggere il post sul tuo viaggio, fai tante foto dei paesaggi, please!! 😉

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      8. Noi siamo quelle della generazione pre-Twilight. Ovvero, quando i vampiri non usavano ancora l’illuminante (ogni riferimento ad Edward Cullen è puramente casuale). 😂

        Io amo i personaggi storici controversi e il buon Vlad Tepes di sicuro lo è. Tutta la mitologia draculiana è super affascinante, non c’è niente da fare. Io amo anche Carmilla, come libro. 😍

        Di foto ce ne saranno a bizzeffe: don’t worry!

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