Labbra e make-up · Libri

Book review | #01. “Face Paint” by Lisa Eldridge

L’articolo di stasera trae ispirazione da un video che ha preso a circolare sul web lo scorso ottobre. Non avevo ancora creato il blog, ma ricordo perfettamente quanto rimasi colpita, affascinata e interessata dal contenuto, al punto da riparlarne oggi, a distanza di mesi, anche qui con voi.

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Se avete riconosciuto l’anteprima, allora saprete già a cosa mi riferisco. Se no, vi invito a cliccare sul link dabbasso. 🙂

{ LISA ELDRIDGE: BEST & WORST MAKEUP MOMENTS IN HISTORY }

Bellissimo, vero?

Lisa Eldridge – mente, mano e volto dietro l’excursus storico che avete appena visto – non ha bisogno di presentazioni. Attuale creative director di Lâncome, è senza dubbio una delle migliori truccatrici al mondo.

Penso si sia capito anche dai miei post su Instagram che razza di geek io sia. #andproudlyso Amo follemente la Storia, il che non si riduce soltanto alla materia scolastica. Oltre alle civiltà classiche, Alessandro Magno, Saint-Just, la geo-politica… su cui mi documento in continuazione, ho preso ad approfondire anche alcuni aspetti più “di nicchia”, chiamiamoli così, dei diversi periodi storici, addentrandomi nel mondo affascinante della moda, del trucco e del parrucco.

In che modo si sono evoluti? In che modo sono cambiati? Che cosa dicono degli anni che li hanno visti come protagonisti, delle relazioni umane, della condizione femminile, dello stile di vita condotto in un’epoca rispetto ad un’altra?

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5000 a.C. [fast forward to]  XXI secolo

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Pensate quindi in che poltiglia super esagitata si sia ridotto il mio cervello quando mi sono imbattuta nell’esperimento di Lisa, bravissima a riassumere in meno di sette minuti buona parte della storia del trucco mondiale. Un’arte, potremmo dire, assolutamente trasformista.

Il video altro non era che una staged preview (anteprima “recitata”) del libro “Face Paint. The Story of Makeup“, scritto dalla stessa MUA e disponibile nelle librerie da metà ottobre.

{ MY FIRST BOOK! WHAT’S IN IT AND WHAT TO EXPECT – A QUICK OVERVIEW }

Molto incuriosita, ero partita subito con un: “Lo compro a dicembre!”, ovvero quando mi sarei trovata negli Stati Uniti – sfogliare, toccare e annusare i libri, laddove è possibile, lo preferisco di gran lunga all’acquisto online – ma K. mi ha battuto sul tempo, regalandomi questo bellissimo volume per Natale. ❤

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Visti sottotitolo e copertina, l’intento del libro è piuttosto ovvio: raccontare la storia del trucco attraverso lo studio del colore, a cui si affianca anche una più contemporanea business perspective.

L’approccio è tematico, anziché cronologico e Lisa chiarisce sin dall’inizio come il rituale cosmetico di certe culture non sia stato incluso per questioni di spazio cartaceo (l’editore ha messo i paletti a 60000 parole). L’editing è stato un processo lungo e travagliato, durante il quale sono stati fatti molti tagli. Esattamente come nel video d’apertura che non include, tanto per dirne alcuni, il trucco da geisha, matrona romana, guerriera celtica o vichinga…

Una cernita andava fatta per forza e Lisa ci è riuscita lavorando su un numero preciso di tematiche. L’argomento è talmente vario e vasto che si potrebbe scrivere un’enciclopedia al riguardo!

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Lo stile è eloquente ma scorrevole, e tocca agilmente tematiche come arte, storia e marketing le cui strade si intrecciano di continuo.

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Corposo, colmo di foto dai colori vibranti che si alternano ai dipinti che rappresentano Elisabetta I, Alessandra di Danimarca, Madame de Pompadour immortalata nell’atto di applicare il fard nella sfumatura di rosa che prenderà, non a caso, il suo nome…  il libro è uno di quelli che è un piacere sfogliare perché cattura anche visivamente.

Vi illustro l’indice:

Introduction

Prologue: The Painted Face

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Section One

> The Ancient Palette

Red: Beauty’s Most Enduring Shade

White: The Politics & Power of Pale

Black: Beauty’s Dark Mark

Amo moltissimo il fatto che da una frase di Tiziano, si sviluppi in maniera coerente e molto ben articolata la prima parte del libro. Perché il trucco è anche e soprattutto arte. 🙂

“A good painter needs only three colours: black, white and red”.

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Rosso: il colore che è sopravvissuto ai secoli.

Lisa qui dedica uno specchietto al “De ornatu mulierum” (trad. “Sui cosmetici delle donne”), una sezione della “Trotula”, il primo trattato di cosmesi mai apparso nel mondo occidentale.

Siamo nell’XI secolo e Trotula de’ Ruggiero, prima allieva e poi magistra della Scuola Medica Salernitana, raccoglie in un testo del tutto pionieristico dritte e indicazioni su come creare creme e unguenti di bellezza, truccarsi, eliminare le rughe, il gonfiore dal volto, le borse sotto gli occhi, i peli superflui, come donare candore alla pelle, nascondere lentiggini e impurità, lavare i denti ed eliminare l’alitosi, tingere i capelli, curare screpolature di labbra e gengive e, dulcis in fundo, “ut virgo putetur que corrupta fuit”, ossia come, con le erbe, riacquistare la verginità. 😀  #aspettaesperachemoritorna

La cura estetica non rappresenta un aspetto frivolo, anzi: la bellezza di una donna ha a che fare con la filosofia della natura cui si ispira l’arte medica del tempo, ed è il segno di un corpo sano in armonia con l’universo (il “mens sana in corpore sano” di Giovenale).

Trotula pubblicherà anche il “De passionibus mulierum in, ante et post partum”, trattato di ostetricia e ginecologia che ebbe grande autorità e fortuna in tutto il Medioevo.

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Bianco: nobiltà e potere.

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Nero: la mitologia dell’azzardo.

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Section Two

> The Business of Beauty

Media & Motivation: Creating the Dream

The Beauty Pioneers: Visionaries & Vaudevilles

History in Your Handbag: Folk Remedies to Global Brands

The Bleeding Edge: Into the Future

Afterword: I Want to  Look Like You

Acknowledgments

Etc.

Nella seconda sezione Lisa parla dell’industria della moda e della bellezza, descrivendo l’evoluzione dei cosmetici e la nascita della pubblicità, partendo dal concetto di “advertising” già in epoca rinascimentale. Bellissime, a tal proposito, le pubblicità vintage di trucco e belletto.

A seguire, il focus si sposta sui colossi internazionali del settore: Max Factor, Helena Rubinstein, Elizabeth Arden…

Si prosegue quindi con l’ascesa di prodotti quali mascara, rossetto, ombretto, fard, fondotinta, bronzer e smalto, insieme alle case cosmetiche che per prime li hanno lanciati sul mercato.

Particolarmente interessante e gossippara è la sezione dedicata alle makeup icons, dove fanno capolino i nomi di Twiggy, Grace Jones, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor… Una retrospettiva principalmente occidentale, ma non mancano le eccezioni, come quella costituita dalla star del cinema indiano Meena Kumari.

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Alcune delle chicche che leggerete:

The pioneer. Barbara Hulanicki, fondatrice del negozio Biba, creò la linea “Technicolor”, rivoluzionando il trucco degli anni settanta con fard, ombretti e gloss dai colori audaci: il blu acido, il giallo mostarda, il rame brillante. L’alter ego di David Bowie, Ziggy Stardust, se ne dichiarò subito fan. L’industria incaricata di realizzare la collezione era incredula di fronte a quell’innovativo campionario di colori, ma quando il primo rossetto marrone fu venduto appena dopo 30 minuti dal lancio, tutti dovettero ricredersi. Due anni dopo, la Hulanicki ampliò il proprio repertorio con una collezione pensata per le donne di colore, fino ad allora per niente o molto poco considerate nel mondo del makeup (pensate ai fondotinta e alle cipria dalle nuance praticamente elisabettiane) . Alcuni post correlati sul blog di Lisa: Biba & Beyond | Biba Fever!!

The crooked beauty. Scoperta da Diana Vreeland, editor in chief di Vogue, Lauren Hutton iniziò a posare per Richard Avedon e Irving Penn a metà degli anni sessanta. La modella inizialmente si truccava da sola, per nascondere il proprio diastema con l’ausilio dell’adipocera. Il sistema si rivelò molto poco efficace e a Lauren non restò che accettare il proprio “spazioso” sorriso, pavimentando la strada ad altre modelle e celebrità gap-toothed: Madonna, Lara Stone e Georgia May Jagger su tutte.

Makeup was for men, too. Negli antichi dipinti egizi, donne e uomini sono rappresentati con gli occhi delineati di nero. Si trattava del kohl, una polvere ottenuta mischiando mandorle bruciate a piombo e rame. Tra 1910 e 1920, a seguito del ritrovamento del busto di Nefertiti e l’esposizione in pubblico della maschera tombale di Tutankhamon, esplose l’Egittomania. Liz Taylor, la diva dagli occhi viola, interpretando Cleopatra (1963), rese immortale il fascino del cat eye. The Ultimate Kohl Tutorial.

A mole to seduce. A partire dal 1500, le nobili francesi iniziarono a portare con sé degli astucci di metallo dorati, nei quali riponevano i mouches (o “mosche”), nèi posticci utilizzati per abbellire strategicamente il volto e coprire eventuali imperfezioni. Realizzati in seta, velluto, satin, raso o taffettà e dalla forma a cuore o rotonda, la loro posizione diceva più di qualcosa sul carattere di chi li indossava. Sarà Madame Du Barry, la cortigiana preferita di Luigi XV, a codificarne l’uso: un mouche vicino alla bocca identificava la baciatrice, vicino all’occhio la passionale, sulla fronte l’altera, sullo zigomo la galante, sul naso la ribelle e sulla guancia la capricciosa.

A not so innocent lie can take you far. Intorno al 1902, Helena Rubinstein lanciò in Australia la sua celebre Valaze (“dono del Cielo” in ungherese), la crema che ha rivoluzionato il mondo della skincare di quegli anni, dichiarando che i dottori Lykusky l’avevano formulata con delle erbe provenienti nientepopodimeno che (!) dai Carpazi. Qualche anno dopo, sarà rivelato che gli ingredienti veri erano molto più modestamente: “mineral oil, vegetable oil and lanolin, scented with pine bark, water lilies, and lavender”, il tutto acquistato per appena dieci pennies. Helena decise però di vendere la crema per 7 scellini e 7 centesimi per non svalutarla lei stessa. Citando le sue esatte parole: “Women won’t buy anything cheap!”, perché, L’Oréal lo sa bene, valgono e meritano il “meglio”. Possibilmente senza essere ingannate però, eh?! Che la Rubinstein – di cui ammiro la capacità imprenditoriale in a man’s world che la voleva a casa a preparare pierogi (era di origini polacche), anziché viaggiare per il mondo come di business woman, ma non la filosofia del “ti frego sfacciatamente” – sia a tutt’oggi una delle maggiori fonti d’ispirazione per la “etica” dei grandi marchi della cosmesi? Mi pare di sentirli: “Dai, creiamo un fondotinta da 2 dollari ma rivendiamolo a 50, altrimenti nessuno crederà che sia buono e valga la pena comprarlo. Pubblicizziamolo poi con la diva di turno così il prezzo sembrerà più che giustificato!”. #aborromatant’è The Beauty Pioneers: Helena Rubinstein.

Nell’Antica Grecia, le donne mescolavano sughero bruciato, antimonio e fuliggine per creare una polvere con cui ridefinire le sopracciglia, unendolo non di rado in un monociglio (anche i Romani faranno lo stesso, favorendo però il rosso come colore). Secoli dopo, il newyorkese Tom Lyle Williams si imbatté nella sorella, Mabel, intenta a rimestare del sughero bruciato (eccolo di nuovo) in una scatolina di latta contente ,”petroleum jelly”. Perché  mai? Ma per scurire le proprie ciglia e riconquistare il moroso! (Operazione, ci dicono, andata poi a buon fine). L’episodio, che può far sorridere, portò alla creazione del Lash-Brow-Ine – uno dei primissimi mascara in commercio – insieme a quella che sarebbe poi diventata la Maybelline.

Tanti altri aneddoti simili a questi riempiono il libro di Lisa Eldridge. Personalmente, mi sono appuntata nomi e circostanze che ho poi approfondito e che sto ancora approfondendo. Sostanze nocive a parte (in qualche modo si doveva pur cominciare…), è veramente interessante imparare curiosità e dettagli sulla genesi del trucco e della cosmesi in generale.

Alcuni dati tecnici su “Face Paint”, nel caso in cui siate interessate ad acquistarlo:

  • Casa editrice: Abram New York;
  • Lingua: Inglese;
  • Pagine: 240;
  • Dimensioni: 20 x 25 cm;
  • Formato: Hardcover & ebook;
  • Prezzo pieno: $ 29,00 & $ 19,00;
  • Rivenditori: Amazon | Waterstones | Barnes & Noble.

 

Vi lascio infine con i tutorial che ricreano i look ispirati ad alcune delle icone già citate: Maria Antonietta, Audrey Hepburn in “Funny Face” & “Breakfast at Tiffany’s“, e ancora Liz Taylor. Cliccando sui nomi verrete reindirizzate ai video. Buona visione!

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Instagram: biocometiamo

“Have you ever questioned the nature of your reality?”

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14 thoughts on “Book review | #01. “Face Paint” by Lisa Eldridge

  1. ciao dany..
    wow.. che libro…lo voglio anch io!!!!! poi hai citato tiziano pittore a me caro (veneto per l appunto come me!!!),
    lisa eldridge la conosco da poco (lo ammetto) e confermo la sua autorevolezza in fatto di make up e di stile:-)
    ti auguro un buonissimo w.e.
    daniela

    Liked by 1 persona

    1. Credo che a te piacerebbe davvero molto come volume! Gli aneddoti e le foto sono stupendi e l’argomento si intreccia anche con la storia della moda più in generale. La Eldridge è una delle migliori o comunque, a me piace tanto il suo modo di porsi, unito alla sua professionalità. La citazione di Tiziano è azzeccatissima. Il capitolo dedicato al “rosso” è effettivamente stupendo. Buon fine settimana anche a te! ❤️❤️

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      1. Sono imbarazzante. 😕 Penso alla fine di aver deciso di rispondere solo ai tag di argomento beauty o bio, non perché gli altri non siano carini, ma perché sono molto lenta a scrivere e quando mi ci metto, voglio rimanere “in topic” con il filone principale del blog.

        Liked by 1 persona

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